Se sei qui probabilmente te l'ha chiesta il notaio, l'agenzia o l'assicurazione, e ti sei accorto che in casa non ce l'hai. Capita spesso e quasi mai è un dramma. Qui sotto trovi cosa è, quando serve davvero, cosa si fa quando manca, e quanto costa rimediare.
Cos'è, in una riga
È il documento previsto dal decreto ministeriale 37 del 2008 con cui l'impresa che ha eseguito un impianto dichiara di averlo fatto a regola d'arte. Lo rilascia solo chi è iscritto alla Camera di Commercio con l'abilitazione corrispondente, e ne risponde in prima persona.
Non è un timbro di cortesia: alla dichiarazione si allegano lo schema dell'impianto, la relazione sui materiali e il riferimento all'abilitazione dell'impresa. È il motivo per cui vale qualcosa.
Quando serve davvero
- Per vendere casa: il notaio la chiede, e senza si complica il rogito
- Per affittare: senza, il contratto è attaccabile
- Per l'assicurazione: dopo un incendio è la prima cosa che chiedono
- Per le detrazioni fiscali sui lavori
- Per allacciare un contatore nuovo o aumentare la potenza
- Al termine di qualunque intervento su un impianto elettrico, anche parziale
«Ho una casa degli anni Settanta e non ho niente. Sono fuori legge?»
No. Per gli impianti realizzati prima del 27 marzo 1990 non esiste un obbligo retroattivo di rifarli. Nessuno può obbligarti a rifare l'impianto solo perché è vecchio.
Il problema si presenta nel momento in cui vendi, affitti o metti mano all'impianto: lì serve un documento che dica a che punto è. E siccome la conformità non c'è mai stata, si usa il suo sostituto: la dichiarazione di rispondenza.
Conformità e rispondenza: la differenza
Sono due documenti diversi che assolvono allo stesso scopo in due situazioni diverse. Confonderli è l'errore più comune.
| Dichiarazione di conformità | Dichiarazione di rispondenza | |
|---|---|---|
| Quando | Al termine di un lavoro, sempre | Quando la conformità manca o è persa, su impianti ante 2008 |
| Chi la firma | L'impresa che ha eseguito i lavori | Un professionista abilitato con almeno 5 anni di esperienza nel settore |
| Cosa richiede | L'esecuzione dell'impianto | Un sopralluogo con misure strumentali su tutto l'impianto |
| Tempi | Consegnata a fine lavoro | In genere 5–10 giorni dal sopralluogo |
| Costo indicativo | Compresa nel prezzo dell'intervento | 250–500 € per un appartamento, più gli eventuali lavori |
Cosa succede durante il sopralluogo
Non è una passeggiata con lo sguardo. Per firmare una rispondenza bisogna misurare, e le misure o tornano o non tornano:
- Continuità del conduttore di protezione: la messa a terra c'è o è solo un filo giallo-verde che non arriva da nessuna parte
- Resistenza dell'anello di guasto e valore del dispersore
- Prova dei differenziali con strumento: tempo di intervento e corrente reale, non quella scritta sopra
- Isolamento dei circuiti, che è dove si scoprono i cavi degradati
- Verifica del quadro: sezioni, protezioni, coordinamento fra generale e derivati
Alla fine sai lo stato reale del tuo impianto, e questo vale anche se poi decidi di non fare niente.
Se l'impianto non è sicuro, la rispondenza non si firma
Un professionista serio non certifica un impianto che ha appena misurato come pericoloso: ci mette la firma e la responsabilità. Se qualcuno te la firma senza salire su una scala e senza tirare fuori uno strumento, quel documento non ti protegge da niente — e in caso di sinistro l'assicurazione se ne accorge.
Quando le misure non tornano, la strada è: si sistema quel che serve, poi si firma. Quasi sempre è meno lavoro di quel che si teme: nella maggior parte delle case dei Settanta e Ottanta i cavi tengono ancora, e quello che manca è il quadro con i differenziali giusti e una terra che funzioni.
Come riconoscere chi non può rilasciarla
Non è una questione di fiducia: è una questione di registro pubblico. Chiunque può verificare in due minuti se un'impresa è abilitata. Questi quattro segnali bastano:
- Non ti dà partita IVA e numero di iscrizione prima di venire
- Ti propone di pagare senza fattura, con lo sconto
- Dice che la dichiarazione «per un lavoro così non serve»
- Lavora sul quadro senza staccare la corrente, per far prima
La nostra partita IVA e il numero di iscrizione sono in fondo a questa pagina. Cercali prima di chiamarci, non dopo.
Se hai perso la tua
Prima di rifare tutto, prova in ordine: chiedi all'impresa che fece il lavoro (per legge ne conserva copia), poi al Comune se l'impianto era allegato a una pratica edilizia, poi all'amministratore se sei in condominio, infine al venditore precedente o al notaio del rogito. Nella nostra esperienza salta fuori in un caso su tre, e sono soldi risparmiati.
Noi una copia dei documenti che rilasciamo la teniamo in archivio, appunto per quando la perderai.
Domande frequenti
Quanto costa in tutto?
Se la dichiarazione accompagna un lavoro nostro, è compresa nel prezzo: non è un extra.
Se serve una rispondenza su un impianto esistente, il sopralluogo con le misure va dai 250 ai 500 euro per un appartamento, secondo grandezza e quanto c'è da verificare. Se poi servono lavori, li quantifichiamo prima e decidi tu.
Quanto tempo ci vuole? Devo firmare fra due settimane.
Il sopralluogo lo facciamo in genere entro pochi giorni. Se le misure tornano, il documento è pronto in 5–10 giorni.
Se serve intervenire, per un quadro nuovo con differenziali separati e ripristino della terra parliamo di uno o due giorni di lavoro. Diccelo subito se hai una data di rogito: ci organizziamo intorno a quella.
Il notaio mi ha detto che posso vendere anche senza. È vero?
In molti casi sì: si può vendere inserendo in atto una clausola con cui l'acquirente dichiara di essere a conoscenza dello stato dell'impianto e se ne assume l'onere.
Il punto è che quella clausola sul prezzo si vede. Un acquirente che legge «impianto non certificato» tratta, e tratta più dei 300 euro che ti costava sistemare la pratica. Fai due conti prima di rinunciarci.
Ho fatto fare un lavoro e non me l'hanno data. Posso chiederla ora?
Sì, e hai diritto di averla: rilasciarla è un obbligo dell'impresa che ha eseguito i lavori, non un servizio aggiuntivo. Chiedila per iscritto, anche solo via mail o WhatsApp, così resta traccia.
Se l'impresa non esiste più o non risponde, si ricade nella dichiarazione di rispondenza.
Vale anche per il fotovoltaico e per la colonnina di ricarica?
Sì. Sono impianti elettrici a tutti gli effetti e la dichiarazione va rilasciata al termine dei lavori. Per il fotovoltaico serve anche per le pratiche GSE e per l'allaccio, quindi è un passaggio obbligato e non un di più.